i miei blog

 

PAROLE E IMMAGINI

Dopo aver annoiato i visitatori del mio blog con ripetuti avvisi e annunci di chiusura, alternanza di chiusure e riaperture, trasferimento dei dati sul nuovo blog, «lallaerre», e rammarico per la perdita dei “mi piace” (a cui alcuni hanno risposto con generosità andando a ribadire il loro apprezzamento – e di questo li ringrazio), si è scoperto che wordpress nel frattempo aveva dotato anche il vecchio blog «leggere riflettere scrivere» del dispositivo necessario all’espressione del consenso al trattamento dei dati personali (come richiesto dalla normativa GDPR).

E così ora mi ritrovo DUE blog regolari e funzionanti, e a questo punto li vorrei tenere entrambi: il primo, così come è stato fin dall’inizio, resta uno spazio per le mie prove di scrittura, per le mie riflessioni e per le proposte di lettura di autori che considero grandi; il secondo potrebbe diventare una gallery delle mie fotografie, delle elaborazioni che ne ho fatto al computer, e dei miei video (quando avrò il tempo di metterci mano)..

Dunque, due spazi: di parole, «leggere riflettere scrivere», e di immagini, «lallaerre», che si possono seguire a questi link:

leggere riflettere scrivere

lallaerre

 

image_in_air

 

 

sento ronzarmi un sibilo all’orecchio,
saranno gli otoliti,
e dall’ombra di un’ombra fitta
che niente dà a vedere
la vertigine
di una distanza extra_siderale.

calcolo la frequenza del segnale
la sequenza numerica, il colore
e posso immaginare – image_in_air
stelle quante ne voglio
in aria.

d’altronde, questa simulazione virtuale
è un’improbabile voglia di realtà.

 

 

da Thomas Bernhard

 

 

 

«Quanto più a lungo guardiamo con attenzione un essere umano, tanto più egli ci appare mutilato, dal momento che all’inizio ci rifiutiamo di percepire l’entità vera della sua mutilazione»

(Thomas Bernhard, Il soccombente, trad. R. Colorni, Adelphi)

 

 

 

forme del disagio

(Josef Sudek)

(Josef Sudek)

Su L’EstroVerso
Anno VIII – n. 3/2014

 

[…] E dunque sempre più spesso ho visto la domanda d’amore tradursi in forme estreme di dipendenza dall’altro: persone intrappolate e umiliate in rapporti sentimentali frustranti quando non esplicitamente distruttivi, fondati sull’aspettativa di una impossibile fusione simbiotica con l’altro, sul possesso, sul controllo, spesso sulla violenza, sulla mancanza di legittimazione e di valorizzazione dell’esistenza autonoma degli individui coinvolti. In definitiva sulla mancanza di amore. […]
 

http://www.lestroverso.it/?p=7664

inutilità

 

Il fatto si è che l’inutilità interessa la letteratura. […] Essendo inutile, essa gode di un grado di libertà irrinunciabile, non perché eserciti una qualsiasi resistenza, ma perché non è afferrabile dalle grosse mani che gestiscono le libertà terrestri.

[GIORGIO MANGANELLI, Discorso dell’ombra e dello stemma]

letteratura

 

Non v’è letteratura senza diserzione, disubbidienza, indifferenza, rifiuto dell’anima. Diserzione da che? Da ogni ubbidienza solidale, ogni assenso alla propria o altrui buona coscienza, ogni socievole comandamento. Lo scrittore sceglie in primo luogo di essere inutile; quante volte gli si è gettata in faccia l’antica insolenza degli uomini utili: “buffone”. Sia: lo scrittore è anche buffone. E’ il fool: l’essere approssimativamente umano che porta l’empietà, la beffa, l’indifferenza fin nei pressi del potere omicida. Il buffone non ha collocazione storica, è un lusus, un errore.

Scrivere letteratura non è un gesto sociale. Può trovare un pubblico; tuttavia, nella misura in cui è letteratura, esso non ne è che il provvisorio destinatario. Viene creata per lettori imprecisi, nascituri, destinati a non nascere, già nati e morti; anche, lettori impossibili.

L’oggetto letterario è oscuro, denso, direi pingue, opaco, fitto di pieghe casuali, muta costantemente linee di frattura, è una taciturna trama di sonore parole. Totalmente ambiguo, percorribile in tutte le direzioni, è inesauribile e insensato. La parola letteraria è infinitamente plausibile: la sua ambiguità la rende inconsumabile. Proietta attorno a sé un alone di significati, vuol dire tutto e dunque niente. Nella sua fragile, incorruttibile carne non nasconde alcun tumore di Weltanschauung.

[GIORGIO MANGANELLI, La letteratura come menzogna, 1967]