image_in_air

 

 

sento ronzarmi un sibilo all’orecchio,
saranno gli otoliti,
e dall’ombra di un’ombra fitta
che niente dà a vedere
la vertigine
di una distanza extra_siderale.

calcolo la frequenza del segnale
la sequenza numerica, il colore
e posso immaginare – image_in_air
stelle quante ne voglio
in aria.

d’altronde, questa simulazione virtuale
è un’improbabile voglia di realtà.

 

 

lettera

Buongiorno amici,

la perdita temuta, e ora confermata da più parti, del contatto e dell’interazione con diverse persone a cui tengo, sarà uno stimolo forte, nei giorni di vacanza che mi sto prendendo un po’ da tutto, a impegnarmi per capire come tutelarmi dalle incursioni di un sistema, lui sì, “paranoico”, nello spazio personale di qualcuno, come me e altri amici blogger, che non ha altra finalità che l’espressione di sé, della propria visione del mondo, del proprio modo di sentire la relazione con gli altri e con il mondo, attraverso parole o immagini, su cui liberamente confrontarsi, e così, forse, anche in misura minima, contrapporre la cultura all’incultura, la sensibilità alla barbarie, l’amore all’indifferenza.

Spero sinceramente di trovare il modo di tornare qui tra voi.

avviso – 2

 

 

Trasferirò gradualmente parte dei post qui pubblicati su una pagina che ho appena aperto su facebook e che ho chiamato “leggere riflettere scrivere” come il blog, che chiuderò definitivamente tra qualche giorno.

Lascio il link per raggiungere la pagina, se qualcuno volesse venire a trovarmi e avesse voglia di continuare a seguirmi:

https://www.facebook.com/erailmioblog/?modal=admin_todo_tour

Ancora il mio ringraziamento e un saluto a tutti.

luciana  (lallaerre)

 

 

l’iguana

Kazimir-Malevich_Black_square_oil-on-canvas_1915-1913-600x594

(K. Malevich, Black Square)

 

 

mi accorcio – come fa l’iguana
per sopravvivere a mancanze e carestia –
quando scarseggia la provvista
del pane secco che ogni sera bagno
in due sorsate d’acqua e latte
che riscaldo.

ero già poco
e so che prima o poi – se mi riduco ancora –
scomparirò in un punto
uno qualunque del mio quadrato nero.

 

inaspettatamente

 

Jamie Heiden

(immagine di Jamie Heiden)

 

inaspettatamente
basta una pioggia a sgretolare muri
e la dimenticanza della via
il centro, la sua storia
e oltre : solo uno sguardo di periferia.
inaspettato il danno
a imperfezioni latenti di postura
dell’anima – intendevo – che non s’affaccia
ai bordi di coscienza
già resi opachi da senilità, forse paura.

 

 

 

 

 

eppure stavo bene

 

 

 

 

eppure stavo bene
quando l’ingenuità mi dava il braccio
e immaginavo immagini più vere
del vero dei fantasmi.
non so come nascondere il rossore
d’aver creduto e detto
ciò che ho creduto e detto.
ora è silenzio, quello che non dà quiete,
e non c’è modo di rifarsi il trucco.

 

 

 

 

 

la casa vecchia

 

 

ripensavo alla casa vecchia,
quella che non ho avuto,
ai ricordi immaginati
all’invenzione della verità.
era saperti essere – e poi
dimentico la storia
e i territori dei miei campi incolti,
ma non è più stagione.
fossi capace, adesso per la chiusa
aiuterebbe la poesia.

 

mi chiedevo di forma e di sostanza

 

 

mi chiedevo di forma e di sostanza

ma non c’è mai nessuno che risponda, a me

che sono qui in carne, ossa, spirito, dolori,

per questa perversione dello sguardo :

vedere solo quello che a sua insaputa l’occhio immagina di sé.

si condona questa violenza tragica d’infanzia

ma poi quanta vergogna non si prova,

e invece si dovrebbe,

quando già sai del limite inesatto

di ogni parola/cosa che vuole farsi vera.

 

mi aggiro in questo fitto di cose e di foschia

a chiedermi se sono  – neanche arrivo a chiedermi “io chi?”